Il 2 giugno 1943 Vivaro si presentava in tutto il suo splendore per chi si avvicinava percorrendo la via Romana. Superata la “Sballata” il sole illuminava le pendici del costone di Monte Croce giallo di ginestre, la valle di sotto ben lavorata , le “macchie” lussureggianti di verde e un presepio di case abbarbicate attorno ai resti del Castello. Uno spettacolo per gli occhi di un bambino. Avevo da poco compiuto tre anni ed era la prima volta che vedevo il paese dove ero nato.

Il 7 giugno del 1940, avevo quattro mesi, mio padre, Luigi, appuntato dei Carabinieri, era stato trasferito da Orvinio nella cui stazione prestava servizio, a Zara, in Dalmazia, diventata dopo la prima guerra mondiale una provincia italiana.

Nel 1943, i venti di guerra che minacciavano di far precipitare la situazione anche in Jugoslavia, lo spinsero a mettere al sicuro la famiglia e precipitosamente rientrammo a Vivaro.    Eravamo partiti in tre e rientravamo in quattro, essendo nel frattempo nata da otto mesi mia sorella Emilia.

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Mi sono rimasti soltanto alcuni sbiaditi flash di quel arrivo: un viaggio su una carrozza o un carretto ( era quella del servizio postale gestito “Peppino la posta”) che ci aveva prelevati alla stazione di Arsoli; la particolarità della zona dei due ponti, dove qualcuno era riuscito a salire a bordo al volo (seppi molti anni dopo che si trattava di Peppino Peruzzi il figlio di zia Dina , la maestra); le galline che razzolavano libere nella piazza, non le avevo mai viste; ma, soprattutto, vedo in un ricordo sfuocato la figura di un uomo con un cappello in testa, che da sopra una carrozza, forse la stessa di qualche giorno prima, salutava con la mano mentre si allontanava lungo la via Romana fino a scomparire alla vista.

Era il 9 giugno 1943 e mio padre rientrava a Zara. Non è più tornato.

 

Al termine della guerra, non avendo più notizie, l’allora capitano dei Carabinieri Franco Terlizi, marito di zia Jolanda, interessò i vari Comandi dell’Arma per ricercarne attraverso eventuali carabinieri reduci dalla prigionia. Alcuni di loro riferirono che era in loro compagnia in un campo di concentramento nei pressi di Colonia e che “ il 3 marzo 1945 iniziò, insieme con altri 80 compagni una marcia di trasferimento verso un altro campo. Il 16 dello stesso mese durante un ulteriore trasferimento verso est, si sbandò salendo forse su un automezzo di passaggio. Era in precarie condizioni di salute e non seppero più nulla”.

Nel 1947 fu dato ufficialmente per disperso e soltanto nel 1954 il Ministero degli Esteri comunicò al comune di Orvinio la sua morte, avvenuta il 23 luglio 1945 a 42 anni, a Ludwisghafen in Germania, dove risultava sepolto.L’estremo tentativo di fuga verso la libertà si era tragicamente interrotto.

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Successivamente la salma venne traslata nel cimitero Monumentale Militare d’Onore di Francoforte sul Meno insieme a quelle di altri 4788 caduti italiani già sepolte nei distretti della Germania centro occidentale. La prima volta che mi sono recato a trovarlo, mentre con la mano scostavo la neve che ricopriva la piccola lapide, mi tornarono alla mente le parole scritte di un deportato:

“ … Morire, si, ma morire liberi… Dormire, sotto una zolla fresa ed una pia croce.
Dolcissimo sogno!
Morire, ma dopo aver rivisto
i familiari, abbracciato i figli,
la sposa, nel proprio casolare, in mezzo alle cose che ci furono care
e riposare nel piccolo cimitero
dove dormono l’eterno riposo gli avi e gli amici …”

Immaginando che quelli fossero i pensieri che avevano guidato gli ultimi passi di mio padre, si rafforzò in me l’idea di riportarlo a casa. Ma ogni tentativo fu vano. Il desiderio di realizzare quel sogno e dare compimento a quel viaggio interrotto trovò un ostacolo insormontabile nelle disposizioni di legge che, per accordi internazionali, non consentivano il rimpatrio delle salme dei caduti tumulate nei cimiteri militari all’estero. Più tardi, ormai già rassegnato a dovermi recare periodicamente in visita al Cimitero di Francoforte, vengo a scoprire per caso che la legge in materia era stata modificata, senza che ad essa fosse data la necessaria pubblicità.

 

Ecco allora che, finalmente, dopo settanta anni l’appuntato dei carabinieri Luigi Moglioni può tornare a casa.

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È il 27 ottobre 2012. Ad accoglierlo, non c’è più la moglie Natalina, ma con me e mia moglie Anna Maria e mio figlio Stefano, mia sorella Emilia con il marito Giorgio e i figli Alberto e Maria Aurora e la nipote Greta. Con loro, a sottolineare l’importanza dell’evento e a rendere un reverente e riconoscente omaggio, oltre a numerosi parenti ed amici e a tutta la popolazione del paese, numerose le autorità intervenute: rappresentanti della regione Lazio e della Provincia di Roma, con il sindaco di Vivaro i sindaci di numerosi paesi limitrofi con i rispettivi gonfaloni, la Sezione dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Vivaro e altre vicine, il comandante del Gruppo carabinieri di Frascati, della Compagnia di Tivoli e della tenenza di Subiaco, rappresentanze dei vari Corpi Armati dello Stato. A rendere gli onori la fanfara della Legione allievi Carabinieri di Roma e un picchetto di carabinieri in armi.

Particolarmente significativa la partecipazione di una rappresentanza dell’O.N.AO.M.A.C. (Opera Nazionale Assistenza Orfani Militari Arma Carabinieri) con il Presidente Generale di C.A. Cesare Vitale, già Vice Comandante dell’Arma, e alcuni giovani assistiti. È quest’Opera infatti che, nella situazione di difficoltà determinatasi per noi e tanti altri ragazzi con la perdita del nostro genitore, ci ha assistito negli studi consentendoci di costruire i nostro futuro.

In quella stessa piazza della partenza di tanti anni prima, la piccola urna contenente i resti mortali stata è stata da tutti accolta con partecipata commozione e, ricevuti gli onori militari ha raggiunto in corteo la chiesa parrocchiale per il rito religioso delle esequie. Nel prendere la parola, oltre a ricordare la figura di mio padre, ho voluto sottolineare come l’evento non fosse significativo solo per me e i miei familiari, ma per tutta la comunità, perché era bello pensare che in quel momento non rientrava soltanto un Caduto, ma che con lui in quell’urna tornassero a casa i resti di tutti gli altri Caduti di Vivaro, con o senza Croce, ovunque dispersi, restituiti così, seppure idealmente, alla pietà popolare e al suolo natio.

Caro papà, ora che finalmente riposi “nel piccolo cimitero dove dormono l’eterno riposo gli avi e gli amici….” mi è piaciuto salutarti così, nel nostro dialetto:

 

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E doppu settant’anni sci arrivatu
tra la gente e alla terra addo’ sci natu,
‘mmezzu alle reppe e agli arbuli ‘egli’ Urtigliu,
addo’ canta ‘a cecala e a nnotte u rigliu;
‘nfaccia agliu sòle ccala alla Lacciara,
tra cillitti e muscerde ffau a gara;
addo’ fiurisciu ‘inestre e muriche
‘nzemmora alla mintuccia e alle busciche;
e quanno ‘e austu è festa pe’ la via,
te po’ affatta’ e grida’ “Viva Maria”;
e agli quattro a sera quanno spiana
‘a pricissione pe’ la via Romana,
rittu sope gliu muru ‘e campusantu,
co’ tutti j’atri ce renforzi u cantu.

Vesto d’estate, ma quann’è vernata
te salle dagliu fosso ‘a serenata.

Da èsso addo’ sta’ missu a eterna gloria
ce refresca un po’ a tutti la memoria,

e a che te ss’avvicina pe’ un salutu
tu ji recorda chi ‘onn’è revinutu!

Bebi

 

 

APPUNTATO DEI CARABINIERI LUIGI MOGLIONI
VIVARO ROMANO 24 APRILE 1903
LUDWISGHAVEN 23 LUGLIO 1945
CADUTO IN GUERRA INTERNATO IN GERMANIA

 

Il 3 aprile 1923, all’età di 20 anni, si arruola volontario nell’Arma dei Carabinieri reali. Assegnato alla Legione Territoriale Roma, fino al 1935 svolge il servizio di Stazione a Valmontone (1923 – 1925),
Marta (1925 – 1928),
Ronciglione (1928 – 1931),
Avezzano (1931 – 1935)

 

Dal 1935 al 1938 partecipa alla campagna d’Africa Orientale.

– il 28 settembre 1935 si imbarca a Napoli per la Tripolitania con la 409^ sezione CC.RR. mobilitata e sbarca sbarcato a Tripoli il 30.

– il 5 novembre 1935 rientrato in Italia imbarcandosi a Tripoli il 5 novembre 1935 e sbarcato a Bari l’8.

– il 4 dicembre 1935 parte per l’Eritrea con la 312^ sezione CC.RR. mobilitata imbarcandosi a Napoli e sbarcando a Massaua il 14.

– il 1 aprile 1936 assegnato al Comando CC.RR. del Galla Sidano

– il 16 agosto 1936 imbarcato a Massaua e sbarcato a Mogadiscio

– il 1 settembre 1937 nella Legione CC di Addis Abeba

– il 1° gennaio 1938 nel Gruppo autonomo di Gimma

– il 26 febbraio 1938 imbarcatosi a Massaua per l’Italia

 

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Rientrato dall’Africa è assegnato alla Stazione CC di Orvinio (maggio 1938 – maggio 1940) Il 17 giugno 1940 è trasferito a Zara quale elemento costitutivo dello Stato Maggiore del Regio Esercito Mobilitato (S.M.R.E.) – Servizio Informazioni Militari

(S.I.M.)

– disperso in Croazia nei fatti d’arme del settembre 1943.

 

 

– ha partecipato quale elemento costitutivo dello Stato Maggiore dell’Esercito mobilitato

. dal 6 aprile 1941 al 18 aprile 1941 alle operazioni di guerra svoltesi alla frontiera italo – jugoslava

. dal 19 aprile 1941 al 10 settembre 1941 , dal dal 17 settembre 1941 al 1 giugno 1943 e dal 13 giugno 1943 al 8 settembre 1943 alle operazioni di guerra svoltesi nel territorio del Governatorato della Dalmazia

– campagna d’Africa Orientale 1935 – 1936

– campagna di guerra 1941 – 1942 – 1943

– decorato di Croce al merito di guerra per le operazioni militari in Africa orientale

– encomiato perché:

“ Con lodevole interessamento e zelo coadiuvò il proprio comandante di Stazione nell’eseguire difficili indagini che fruttarono la scoperta e l’arresto dei responsabili di due furti aggravati e di fabbricazione di monete false addivenendo al sequestro del relativo materiale e di gran parte del compendio dei furti suddetti”

(Avezzano 14- 18 dicembre 1933)

 

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