La Mola, il mulino della Famiglia De Angelis, è stata costruita nella seconda metà del 1800 ed ha funzionato regolarmente fino ai primi anni del secondo dopoguerra. Fino ai primi del 1900 era attivato da una classica ruota idraulica a pale di legno orizzontale, chiamata “ritrécine” in varie regioni d’Italia. Tale ruota fu in seguito sostituita da una più efficace turbina verticale in metallo.

La Mola di Vivaro si trova a quota 616 circa e utilizza l’acqua di un ruscello che a sua volta è alimentato dalla Sorgente di “San Benedetto”, posizionata leggermente più in alto subito a valle della Strada Provinciale “Vivaro Turanense” che porta al centro abitato del paese. L’acqua peraltro non viene prelevata direttamente dal ruscello, bensì mediante un piccolo “canale di derivazione” attraverso il quale l’acqua giunge al bacino d’accumulo o “refota” secondo il linguaggio locale.

 

 

La “refota” è il bacino artificiale dove l’acqua viene raccolta, prima di essere utilizzata, per azionare la ruota motrice e quindi la macina superiore con l’effetto a cascata. Sfruttando l’energia cinetica lo stesso corso d’acqua arriva con una forte pressione ad una scatola di legno dove è ubicata una turbina verticale a pale metalliche. La turbina si mette in moto facendo ruotare il suo asse orizzontale, che è collegato ad una ruota su cui si avvolge una cinghia atta alla trasmissione del moto rotatorio. La cinghia a sua volta trasmette il movimento ad un asse orizzontale situato al piano superiore, dove si svolge la macinazione delle granaglie.
L’asse verticale infine fa ruotare una delle macine di pietra, quella superiore, mentre quella inferiore è fissa. Infine ci sono i due cassoni in legno a forma trapezoidale detti tramogge, dove viene versato il grano che verrà inviato nella intercapedine tra le due macine per essere triturato e diventare farina.